domenica 6 maggio 2012

Keith Haring


Keith Haring


Biografia

Primo e unico maschio dei quattro figli di Allen e Joan, mostra una precoce predilezione per il disegno incoraggiata dal padre, disegnatore di fumetti e cartoni animati. Furono proprio i personaggi dei fumetti come quelli di Walt Disney, di Dr. Seuss e altri eroi delle animazioni televisive a esercitare su di lui un'influenza duratura. È proprio in questo periodo che decide di fare dell'arte stilizzata la sua ragione di vita.




Al termine del liceo, si iscrive all'Ivy School of Professional Art di Pittsburgh e in seguito alla scuola di commercial-art. Presto capisce che quella non è la sua strada e abbandona la scuola. Nel 1976 inizia a girare tutto il Paese in autostop, conoscendo molti artisti. Si reca a San Francisco, dove con la frequentazione della Castro Street inizia a manifestare il proprio orientamento omosessuale.


 Torna a Pittsburgh e si iscrive all'Università; per mantenersi lavora come cameriere alla mensa di una fabbrica locale. Successivamente trova un impiego presso un locale che espone oggetti d'arte. Qui allestisce la sua prima mostra personale di disegni. Fu anche arrestato parecchie volte per aver "imbrattato" i muri.








Importante per la sua evoluzione futura è una retrospettiva dedicata a Pierre Alechinsky, organizzata nel 1977 dal Museum of Art di Pittsburgh. Nel 1978 espone le sue nuove creazioni al Pittsburgh Center for the Arts, poi si reca a New York ed entra alla School of Visual Art. Il suo interesse personale lo avvicina ai lavori di Jean Dubuffet, Stuart Davis, Jackson Pollock, Paul Klee e Mark Tobey. È questo il periodo in cui esplode la sua popolarità: inizia a realizzare graffiti soprattutto nelle stazioni della metropolitana e la sua pop-art viene grandemente apprezzata dai giovani, tanto che i suoi lavori verranno spesso rubati dalla loro collocazione originaria e venduti a musei. Per la sua attività (illegale) di "graffitaro" viene più volte arrestato.












Nel 1980 partecipa insieme ad Andy Warhol alla rassegna artistica Terrae Motus in favore dei bambini terremotati dell'Irpinia. Occupa inoltre un palazzo in Times Square realizzando la mostra Times Square Show. Allestisce in seguito molte altre mostre finché la Tony Shafrazi Gallery diventa la sua galleria personale. Nel 1981 partecipa alla prima mostra organizzata alla galleria Nosei, Public Address, insieme alle opere di Jean-Michel Basquiat, Barbara Kruger e Jenny Holzer.
Nel 1983 espone a San Paolo del Brasile, a Londra e a Tokyo. 









Nel 1984 si reca a Bologna, invitato da Francesca Alinovi, per esporre nella mostra Arte di Frontiera. Nel 1985, a Milano, dipinge una murata nel negozio Fiorucci. Elio Fiorucci, in un'intervista al mensile Stilearte, racconta così quella esperienza: «Invitai Haring a Milano, stregato dalla sua capacità di elevare l'estemporaneità ai gradini più alti dell'arte. Egli diede corpo ad un happening no stop, lavorando per un giorno e una notte. I suoi segni "invasero" ogni cosa, le pareti ma anche i mobili del negozio, che avevamo svuotato quasi completamente. Fu un evento indimenticabile. Io feci portare un tavolone, fiaschi di vino, bicchieri. La gente entrava a vedere Keith dipingere, si fermava a bere e a chiacchierare. Ventiquattr'ore di flusso continuo; e poi i giornali, le televisioni... In seguito, i murales sono stati strappati e venduti all'asta dalla galleria parigina Binoche.»









Nel 1986 apre a New York il suo primo Pop Shop, dove è possibile comprare gadget con le sue opere e vedere gratuitamente l'artista al lavoro. Lo stesso anno dipinge sul muro di Berlino dei bambini che si tengono per mano. In seguito si reca nel ghetto di Harlem dove dipinge su una grande murata sulla East Harlem Drive le parole «Crack is Wack» («il crack è una porcheria»). Collabora spesso con Angel Ortiz. Nel 1987 decora una parte dell'Hospital Necker di Parigi.









Nel 1988 apre un Pop Shop a Tokyo. In quell'occasione l'artista afferma: «Nella mia vita ho fatto un sacco di cose, ho guadagnato un sacco di soldi e mi sono divertito molto. Ma ho anche vissuto a New York negli anni del culmine della promiscuità sessuale. Se non prenderò l'Aids io, non lo prenderà nessuno.» Nei mesi successivi dichiara, in un'intervista a Rolling Stone di essere affetto dal virus dell'HIV. Di lì a poco fonda la Keith Haring Foundation a favore dei bambini malati di AIDS. Nel 1989, vicino alla chiesa di Sant'Antonio abate di Pisa, esegue la sua ultima opera pubblica, un grande murale intitolato Tuttomondo e dedicato alla pace universale



Il 16 febbraio 1990, Haring muore di Aids all'età di 31 anni. Nonostante la sua morte prematura, l'immaginario di Haring è diventato un linguaggio visuale universalmente riconosciuto del XX secolo, meritando, tra le altre innumerevoli esposizioni, una mostra alla Triennale di Milano conclusasi nel gennaio del 2006.
Il 4 maggio 2012, in occasione del 54° anniversario della sua nascita, Google gli dedica un Doodle



















mercoledì 2 maggio 2012

Mole Antonelliana

                                    Mole Antonelliana



















































































Influenza culturale
La Mole Antonelliana è raffigurata sul verso della moneta da 2 centesimi di euro coniata dalla Repubblica Italiana, ed è stata ripresa nel logo dei XX Giochi olimpici invernali 2006, che mostra la sagoma della Mole stilizzata con cristalli di ghiaccio bianchi e azzurri, neve e cielo, che formano una rete, simbolo dello spirito olimpico (un altro simbolo, più classico e meno stilizzato, è stato presentato durante la candidatura). Sempre in occasione delle Olimpiadi invernali fu coniato un 2 euro commemorativo, sul cui sfondo del verso compare la Mole.
All'interno della Mole Antonelliana è stata girata gran parte del film Dopo mezzanotte di Davide Ferrario, nel quale la Mole è una simbolica co-protagonista.



Un disegno della Mole Antonelliana compare nella sigla di chiusura del lungometraggio di Hayao Miyazaki Porco Rosso.
Una cartolina raffigurante lo skyline della città di Torino e quindi la Mole Antonelliana compare nelle prime scene del film Turistas.









Museo nazionale del Cinema
Il Museo nazionale del Cinema, Fondazione Maria Adriana Prolo, ha sede a Torino, all'interno della Mole Antonelliana. Il nucleo delle collezioni è dovuto al lavoro della storica e collezionista Maria Adriana Prolo.
Nel 2008, con 532.196 visitatori, si è collocato al tredicesimo posto tra i musei più visitati d'Italia.

Esposizione
Ospita macchine ottiche pre-cinematografiche (lanterne magiche), attrezzature cinematografiche antiche e moderne, pezzi provenienti dai set dei primi film italiani ed altri cimeli nazionali e internazionali.

Lungo il percorso espositivo di 3200 metri quadrati distribuiti su cinque piani si visitano alcuni spazi dedicati alle figure principali che contribuiscono a realizzare un film. Nella sala principale, costruita nella sala del tempio della Mole, una serie di cappelle è dedicata a vari generi cinematografici.







Il museo conserva un'imponente collezione di manifesti cinematografici, una collezione di pellicole ed una biblioteca, in costante ampliamento: comprende attualmente 20.000 apparecchi, dipinti e stampe, oltre 80.000 documenti fotografici, oltre 300.000 manifesti, 12.000 film e 26.000 volumi (febbraio 2006).
Una sala cinematografica poco lontana dal museo, all'interno del cinema Massimo, è riservata esclusivamente alle retrospettive e alle altre attività del museo. Il Museo Nazionale del Cinema ospita numerosi festival, il più importante e prestigioso dei quali è il Torino Film Festival.
All'interno del museo si trova anche un ascensore panoramico (inaugurato nel 2000), con pareti in cristallo trasparente, che effettua la sua corsa in 59 secondi, in una sola campata a cielo aperto senza piani intermedi, dai 10 metri della quota di partenza agli 85 metri del "tempietto" dal quale si può vedere il panorama della città.






Si tratta del museo con la maggiore estensione in altezza del mondo.


Storia
Il primo progetto di costituire un museo italiano del cinema risale al giugno 1941, quando la studiosa di storia e di cinema Maria Adriana Prolo cominciò a realizzare questa idea, sotto i buoni auspici del regime fascista, che si era già reso artefice della realizzazione del centro romano di Cinecittà, e con il sostegno artistico di alcuni pionieri del cinema, che quarant'anni prima avevano creato l'industria cinematografica italiana.
Mentre Francesco Pasinetti sulla rivista Si gira e Alberto Rossi sul quotidiano La Gazzetta del Popolo sostenevano l'iniziativa, arrivarono i primi contributi finanziari di enti e industrie che permisero l'acquisto di cimeli e documenti della storia del cinema italiano. Questo materiale venne inizialmente immagazzinato in una sala della Mole Antonelliana concessa dal Comune di Torino (curiosamente la stessa sede che ospiterà, sessant'anni dopo, la sede definitiva del museo).


Gli sforzi per dare vita al museo ripresero dopo la fine della guerra: nel 1946 fu organizzata una mostra retrospettiva nella galleria sotterranea di via Roma, nel 1950 e nel 1951 ebbero luogo altre mostre temporanee, nel 1952 il costituendo museo partecipò ad una delle prime trasmissioni televisive sperimentali fornendo materiali e consulenze. Queste attività stimolarono l'interesse del pubblico e degli studiosi sulla collezione di cimeli, che però non riusciva a trovare un'esposizione permanente. L'idea di insediare il museo all'interno della Mole Antonelliana sfumò a causa del "tornado" del 1953 che danneggiò gravemente l'edificio, e nello stesso anno arrivò a Torino Henri Langlois, fondatore della Cinématheque Française e del Musée du Cinéma di Parigi, il quale incontrò giornalisti e consiglieri comunali e li persuase della necessità di dare una sistemazione adeguata al patrimonio raccolto dalla professoressa Prolo.





Il 7 luglio 1953 si costituì ufficialmente l'Associazione Museo del Cinema, che aveva tra i soci fondatori il regista Giovanni Pastrone (più noto ai tempi del cinema muto con il nome di Piero Fosco), lo sceneggiatore Augusto Ferraris (nome d'arte Arrigo Frusta), lo scrittore e critico cinematografico Mario Gromo, l'architetto Leonardo Mosso, Carlo Giacheri e il giornalista Bruno Ventavoli. Direttrice a vita del Museo fu nominata Adriana Prolo. Finalmente vennero trovati i locali adatti in un'ala di Palazzo Chiablese: la mostra dei cimeli fu allestita al piano terreno, mentre una sala era adibita a locale di proiezione; la cineteca e la biblioteca furono collocati al piano superiore.




Il museo fu inaugurato il 27 settembre 1958, diventò membro dell'Associazione Nazionale dei Musei italiani nel 1959 e fu riconosciuto tra i musei medi dello Stato nel 1960.





Alcune delle manifestazioni più importanti organizzate dal museo nella sua storia comprendono la "Mostra della caricatura nella fotografia e nel cinema dal 1839 al 1939" nel 1960, la "Mostra della Stereoscopia" nel 1966, una rassegna del cinema muto italiano in collaborazione con l'Istituto di Storia del Cinema e dello Spettacolo dell'Università di Torino nel 1973, la "Mostra dei manifesti del cinema muto italiano" nel 1974. Nel 1975 si tenne a Torino il trentunesimo congresso della FIAF (Fédération Internationale des Archives du Film), che comprendeva anche un convegno su Giovanni Pastrone e David W. Griffith.



Il museo fu chiuso al pubblico per ragioni di sicurezza nel 1983, alcuni mesi dopo l'incendio del cinema Statuto.






Nel 1991 Maria Adriana Prolo morì, poco tempo dopo aver assistito all'inaugurazione delle nuove sale cinematografiche del museo presso il Cinema Massimo. Nel 1992 il museo divenne fondazione e prese il suo nome, grazie al sostegno dell'Associazione Museo Nazionale del Cinema, degli enti locali e della Cassa di Risparmio di Torino. Nel luglio 2000 venne inaugurata la nuova sede del museo, all'interno della Mole Antonelliana, su progetto dell'architetto Gianfranco Gritella e l'allestimento dell'architetto svizzero François Confino.






 In breve tempo il museo del cinema diventò il più visitato dei molti musei di Torino e uno dei più visitati d'Italia, con oltre due milioni di visitatori nei primi cinque anni e mezzo di attività (2000-2005).


Nel 2004 il regista Davide Ferrario ha ambientato qui il film Dopo mezzanotte facendo conoscere il museo al grande pubblico.
In occasione dei XX Giochi olimpici invernali di Torino 2006 l'allestimento è stato rinnovato con nuove postazioni multimediali e interattive, tre nuovi ambienti dedicati al western, al musical e alla fantascienza, e un restauro del film Cabiria di Giovanni Pastrone.